Dott. Francesco Margheriti - Biologo Nutrizionista

  • Consumo di pesce e memoria

    In passato diverse ricerche hanno dimostrato l’utilità degli omega 3 contenuti nel pesce, frutta secca e semi per le funzioni del cervello.


    Oggi, un recente studio, dimostrerebbe che chi mangia pesce, indipendentemente dalla quantità di acidi grassi omega 3 che esso contiene, presenta volumi cerebrali maggiori nelle regioni associate alla memoria e alla capacità cognitiva.
    I vantaggi si ottengono consumando almeno una volta a settimana, cotto al forno o alla griglia, ma non fritto.


    Considerando che nel 2040, si stima, saranno più di 80 milioni le persone che soffriranno di problemi cognitivi senili, forse conviene a tutti ricordare di passare in pescheria.

  • Cosa mangiare in caso di smagliature?

    Cosa sono le "smagliature"?

    Be', come saprete, stiamo parlando di fastidiosi inestetismi che colpiscono le donne ma anche, in maniera minore, gli uomini, di ogni età. Parliamo di cicatrici cutanee dovute alla rottura di fibre elastiche del derma, di colore rosso-viola all'inizio e bianche dopo, tipiche di un processo infiammatorio localizzato in una prima fase e trofico in seconda.

    Ma quali sono le cause che portano alla comparsa di queste cicatrici? Purtroppo al momento non sono del tutto chiare...

  • Cosa mangiare per aiutare il nostro cervello a vivere in salute?

    Con la sempre più imminente presente stagione estiva, in studio ho il piacere di incontrare soggetti che hanno come unico scopo quello di mangiare in una certa maniera perchè hanno voglia di migliorare la propria estetica, da sfoggiare poi magari in spiaggia o in piscina.

    L'alimentazione, oltre ad avere un ruolo fondamentale nel modificare il nostro aspetto esteriore, ha un ruolo di primaria importanza nella salute del nostro cervello.

    Ebbene si, quell'organo fondamentale che tutti dobbiamo usare e di cui dobbiamo tenere grande cura.

  • Nutrizione e Igiene Orale... ma, soprattutto, Omega 3

    Come ormai avete potuto notare, spesso mi focalizzo sull’utilità di una corretta alimentazione, una corretta nutrizione ed una precisa integrazione per la prevenzione di alcune patologie o il controllo di alcuni fattori di rischio riguardanti la salute.

    Spesso si parla di nutrizione associata a problematiche gastrointestinali, cardiovascolari, metaboliche e via discorrendo.

    Difficilmente si parla di nutrizione legata a problemi odontoiatrici.

    Le abitudini alimentari, così come influenzano la salute generale del nostro organismo, possono influenzare anche lo stato di salute della nostra bocca. Tutti sanno che un uso eccessivo di carboidrati semplici, associato ad una non puntuale igiene orale, può essere un fattore di rischio per la comparsa di carie e sviluppo di flora cariogena. Si sa anche, così come un recente studio ha mostrato, che bere un litro di bevande gassate al giorno può portare alla rimozione di un millimetro di smalto dentale nel giro di pochi anni.

    Fra i vari alimenti che possono portare ad avere problemi in questa sede troviamo:

    - frutti, succhi e polpe di frutta (con zuccheri aggiunti)

    - bevande zuccherate acide e gassate

    - confettura di frutta e gelatine varie

    - caramelle e dolciumi

    - cioccolato al latte e derivati

    - alimenti confezionati

    Quando parliamo di corretta alimentazione, nel rispetto dell’igiene orale, questa dovrebbe essere varia, regolare, povera in alimenti contenenti % di grassi saturi elevate, ricca di frutta e verdura, contenere una quantità di carboidrati integrali, carni magre e pesce adeguata, frutta secca e, soprattutto, acidi grassi omega 3.

     

    Uno studio pubblicato nel 2010 su “Nutrition” ci spiega come l’incidenza della parodontite in coloro che hanno bassi livelli di DHA sia 1.5 volte più elevata rispetto a quanto riscontrabile in coloro che hanno quantità alte di questo tipo di omega 3. Il DHA, secondo questi scienziati, avrebbe un effetto protettivo ed antinfiammatorio sulle gengive. L’anno successivo, nel 2011, sempre lo stesso gruppo di studiosi, ha pubblicato un’analisi più ampia in cui l’attenzione si è spostata sulla comparsa di parodontite e rapporto omega6-omega3; un rapporto sbilanciato a favore dei primi è associato ad una maggiore frequenza di comparsa del problema (Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids).

    Gli omega 3, oltre ad un’azione antinfiammatoria, sembrano avere anche una funzione antibatterica. Gli esperti del Centro per la Ricerca sulla Salute orale del College of Dentistry dell’Università del Kentucky hanno pubblicato su “Molecular Oral Microbiology” uno studio dove si evince che DHA, ma anche EPA ed ALA (altri due tipi di omega 3), anche in dosi relativamente basse, hanno un’azione battericida nei confronti dei più comuni batteri nocivi che popolano la flora buccale.

    Ancora… una ricerca condotta alla Harvard Medical School di Boston ci avverte che assunzioni moderate di EPA e DHA riducono la frequenza del disturbo di parodontite del 20%.  Questo studio ha visto la partecipazione di 9000 adulti americani tra il 1999 e il 2004.

    Quindi, per una corretta igiene orale, ma soprattutto per una corretta prevenzione, sarebbe opportuno imparare ad usare con raziocinio questi importanti acidi grassi presenti soprattutto in pesce, alghe marine, frutta secca o sotto forma di integratori. 

  • Obesità e infertilità. Molto più che una supposizione

    Negli ultimi decenni la qualità del liquido seminale è andata sempre più peggiorando, tanto che le nuove linee guida elaborate dall’ OMS evidenziano una riduzione dei limiti di “normalità” di molti parametri dello spermiogramma, proprio per evitare diagnosi di infertilità in moltissimi giovani.

     

  • Prevenzione e controllo dell'obesità con un rapporto di 1 a 1 fra Omega-6 e Omega-3

    Purtroppo nella società occidentale moderna l’alimentazione ha preso vie a noi non congeniali. Abitudini, gusti, mancanza di tempo, portano le persone a mangiare quello che il mercato offre, senza chiedersi se è veramente salutare quello che stanno ingerendo. Come tutti sapete, questa abitudine ha portato alla comparsa di svariate condizioni fisiopatologiche non ottimali per la nostra salute.

    Forse, la situazione più comune che risalta maggiormente anche ai meno esperti è la diffusione dell’obesità.

  • Ruolo degli Omega 3 nella prevenzione del cancro alla prostata

     
    È noto che l’assunzione abituale di acidi grassi omega-3 con il pesce o con l’olio di pesce riduce il rischio di malattie del cuore e della circolazione, migliora l’efficienza cerebrale e contrasta il diabete .
    Gli omega-3, del resto, sono i peggiori nemici dell’infiammazione cellulare, quella che, agendo silenziosamente per anni, è la causa o la concausa di queste e di varie altre malattie.
    Spesso si è detto che, proprio grazie a tale azione antinfiammatoria, gli omega-3 combattono anche il cancro, tra cui quello della prostata.
     
    Una ricerca recentissima dimostra non soltanto che questo è assolutamente vero, ma – per la prima volta – indica con quale meccanismo molecolare gli omega-3 riescono a bloccare il cancro stesso.
     
    Lo studio è stato condotto presso la Washington State University. I risultati di questa ricerca mettono in discussione gli esiti di studi precedenti e contraddicono quello pubblicato nel 2013 sul Journal of National Cancer Institute che aveva rilevato un legame fra elevati livelli di acidi grassi e l’insorgenza del tumore alla prostata.  
    Secondo i dati rilevati dai ricercatori della WSU, si evidenzia che gli omega-3 si legano a particolari recettori delle cellule tumorali chiamati FFA4 (“Free Fatty Acid Receptor 4”) facendo sì che le cellule stesse non possano moltiplicarsi.
     
    Si noti che la ricerca è la prima a dimostrare l’efficacia degli acidi grassi omega-3 nel campo dei tumori, in quanto è stata effettuata su cellule cancerogene di prostata umana. 
     
    Seguiranno ulteriori studi di approfondimento.
     
     
     
    Omega-3 fatty acids and other FFA4 agonists inhibit growth factor signaling in human prostate cancer cells.
    J Pharmacol Exp Ther 2015 Feb;352(2):380-94. doi: 10.1124/jpet.114.218974. Epub 2014 Dec 9.
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