Dott. Francesco Margheriti - Biologo Nutrizionista

  • Cibi e depressione. Quali ci possono aiutare a prevenire tale disturbo?

    Seguire una dieta ricca e varia e a basso contenuto di prodotti a base di carne lavorata e trasformata, può aiutarci a prevenire la depressione... almeno questo è quello che uno studio in particolare ci suggerisce. 

    La Dott.ssa Almudena Sanchez-Villegas, dell'Università di Las Palmas, Spagna, ci suggerisce che per ridurre il rischio di depressione, "la gente può mangiare tutto, ma tutto in moderazione", a patto che vengano mangiate moltissime verdure, frutta, noci, pesce e vengano evitati fast food e carni lavorate.

  • Olio di cocco. Un aiuto per la perdita di massa grassa viscerale

     

    L'olio di cocco è considerato, nel mondo, il miglior olio amico della perdita di peso.

    Contiene una combinazione unica di acidi grassi con potenti effetti su metabolismo.

    Diversi studi dimostrano che l'aggiunta di olio di cocco alla vostra dieta, aiuta la perdita di grasso, soprattutto quello viscerale.

    Mentre la maggior parte dei cibi contiene acidi grassi a catena lunga, l'olio di cocco è composto quasi esclusivamente da acidi grassi a catena media.

    Questi vengono inviati direttamente al fegato dove vengono utilizzati subito come fonte di energia o trasformati in corpi chetonici.

    Nelle diete chetogeniche per epilettici, questi corpi chetonici vengono utilizzati come fonte di energia al posto dei carboidrati.

    Da studi su animali sappiamo che gli acidi grassi a catena media vengono immagazzinati sotto forma di grasso in maniera meno efficiente rispetto a quelli a lunga catena.

    In un esperimento su topi, si è visto che i topi che sono stati nutriti con grassi a catena lunga hanno subito un incremento di peso maggiore rispetto a quelli nutriti con grassi a catena media.

    L'olio di cocco è, inoltre, un potente termogenico. Per essere metabolizzato ha bisogno di una quantità di energia superiore rispetto ad altri tipi di grasso.

    Diversi studi mostrano che sostituendo i grassi a catena lunga con quelli a catena media, come appunto l'olio di cocco, si ha un maggior dispendio di calorie.

    Ulteriori studi mostrano che, a parità di calorie, il consumo di acidi grassi a catena media aumenti il senso di sazietà. Probabilmente ciò è legato al fatto che l'olio di cocco viene subito metabolizzato e trasformato in corpi chetonici.

    Uno studio pubblicato sull'International Journal of Obesity afferma che mangiare quantità elevate di acidi grassi a catena media porta, automaticamente, ad un introito minore di calorie durante la giornata, proprio perchè questi acidi grassi favoriscono il senso di sazietà.

    In uno studio con 40 donne partecipanti si è visto che l'assunzione di olio di cocco nelle stesse quantità di olio di soia ha portato ad una maggiore riduzione della circonferenza vita nei primi rispetto ai secondi.

    Anche i livelli di HDL erano diversi tra i due gruppi. In chi ha assunto olio di cocco questi erano aumentati. In chi ha assunto olio di soia, invece, erano diminuiti a discapito dell'LDL.

     

    Associando, quindi, il consumo di olio di cocco ad un piano alimentare corretto e bilanciato finalizzato alla perdita di massa grassa e ad un corretto stile di vita, si possono raggiungere in maniera significativa obiettivi, altrimenti, più difficili da raggiungere, soprattutto quando si parla di riduzione della circonferenza addominale e riduzione della massa grassa viscerale.

  • Olive verdi o nere?

    Olive verdi o nere?

    Partendo dal presupposto che in un regime alimentare completo e più vario possibile le olive non devono mancare, quali scegliere?

    Le olive sono alimenti fondamentale, ricchi di antiossidanti, di grassi monoinsaturi e in misura minore di polinsaturi e saturi.

    I monoinsaturi hanno effetti positivi per quanto riguarda il controllo del metabolismo del colesterolo. Rispetto all'olio sono anche ricchi di potassio e ferro. Sempre i monoinsaturi hanno importanti effetti sul controllo della qualità delle vie arteriose.

    Valutando la composizione alimentare per 100gr di prodotto, le nere hanno 0.8gr di carboidrati, a differenza del grammo delle verdi; sempre le nere hanno 1.6gr di proteine a differenza delle verdi che ne hanno 0.8gr; per quanto riguarda il profilo lipidico, le nere hanno 25.1gr di lipidi totali mentre le verdi solo 15gr.

    Il consiglio è di utilizzarle entrambe in qualsiasi piano alimentare. Nel caso di piatto composito, con verdi e nere presenti insieme, aumentare le nere rispetto alle verdi.

     

  • Ruolo degli Omega 3 nella prevenzione del cancro alla prostata

     
    È noto che l’assunzione abituale di acidi grassi omega-3 con il pesce o con l’olio di pesce riduce il rischio di malattie del cuore e della circolazione, migliora l’efficienza cerebrale e contrasta il diabete .
    Gli omega-3, del resto, sono i peggiori nemici dell’infiammazione cellulare, quella che, agendo silenziosamente per anni, è la causa o la concausa di queste e di varie altre malattie.
    Spesso si è detto che, proprio grazie a tale azione antinfiammatoria, gli omega-3 combattono anche il cancro, tra cui quello della prostata.
     
    Una ricerca recentissima dimostra non soltanto che questo è assolutamente vero, ma – per la prima volta – indica con quale meccanismo molecolare gli omega-3 riescono a bloccare il cancro stesso.
     
    Lo studio è stato condotto presso la Washington State University. I risultati di questa ricerca mettono in discussione gli esiti di studi precedenti e contraddicono quello pubblicato nel 2013 sul Journal of National Cancer Institute che aveva rilevato un legame fra elevati livelli di acidi grassi e l’insorgenza del tumore alla prostata.  
    Secondo i dati rilevati dai ricercatori della WSU, si evidenzia che gli omega-3 si legano a particolari recettori delle cellule tumorali chiamati FFA4 (“Free Fatty Acid Receptor 4”) facendo sì che le cellule stesse non possano moltiplicarsi.
     
    Si noti che la ricerca è la prima a dimostrare l’efficacia degli acidi grassi omega-3 nel campo dei tumori, in quanto è stata effettuata su cellule cancerogene di prostata umana. 
     
    Seguiranno ulteriori studi di approfondimento.
     
     
     
    Omega-3 fatty acids and other FFA4 agonists inhibit growth factor signaling in human prostate cancer cells.
    J Pharmacol Exp Ther 2015 Feb;352(2):380-94. doi: 10.1124/jpet.114.218974. Epub 2014 Dec 9.
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